quinta-feira, 12 de novembro de 2009

Espectador

“(...) lo spettatore occupa un posto fisso, ma sola fisicamente, non come soggetto di un'esperienza estetica. Esteticamente è in continuo movimento in quanto il suo occhio s'identifica con l'obiettivo della macchina da presa, che si sposta di continuo in distanza e direzione. E quanto è mobile lo spettatore, tanto, per la stessa ragione, è mobile lo spazio che gli si presenta. Non solo si muovono i corpi nello spazio, ma anche lo spazio si muove a sua volta, avvicinandosi, allontanandosi, girando, dissolvendosi e arrestandosi, attraverso lo spostamento e la messa a fuoco della cinepresa e il taglio e il montaggio delle varie scene, per non parlare di quelli artifici particolari come apparizioni, transformazioni, sparizioni, riprese rallentate o accelerate, flashback ed effetti speciali”. (Panofsky, Tre saggi sullo stile)

A propósito de um filme que vi.

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